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le 20 août 2009

Michael Jackson, poche parole sul grande pacifista. mistero Michael Jackson

ROMA (UnoNotizie.it)

E' trascorso più di un mese dalla scomparsa di Michael Jackson. Precedenza alla cronaca, d’accordo. Ma in un periodo in cui si è detto tutto e il contrario di tutto, poche parole sono state spese per il grande cantante e il musicista e il ballerino geniale, pochissime per il grande personaggio, nessuna per il grande pacifista.

Passando sopra due candidature al Premio Nobel per la Pace, intere tournée devolute in beneficenza, valanghe di donazioni, parchi, ospedali, strutture volute e finanziate laddove i governi locali nemmeno lontanamente avrebbero potuto sognarsi di sopperire in maniera autonoma a determinate necessità. In Italia, gossip a parte, se n’è parlato meno che altrove. Poche riviste, tolta qualche eccezione, nessun speciale televisivo, a esclusione della serata che Italia Uno gli ha dedicato una decina di giorni orsono ritrasmettendo il suo concerto di Bucarest del 1992 e lo speciale “Living with Michael Jackson” di cui lo stesso autore, ora, ritratta la buona fede. Va bene, non era italiano: ma tanti sono gli italiani che nel mondo dello spettacolo e della musica in particolare hanno un debito forte nei suoi confronti.

Eppure, nemmeno di questo si parla in giro e neanche del fatto che Michael Jackson fosse una persona colta e appassionata, che possedesse un milione di libri e che più volte avesse messo a disposizione i propri utili per salvare teche e biblioteche. Ma tant’è. Non si parla dell’uomo simbolo, dello stesso che a metà degli anni Ottanta con le sue canzoni e col pluricelebrato spot della Pepsi-Cola costituiva il canale privilegiato per il passaggio della cultura occidentale – più o meno popolare – nella ex-Unione Sovietica.

Da nessuna parte si parla in maniera critica e argomentata delle peculiarità che hanno determinato l’eccellenza della sua produzione almeno quanto non lo si fa delle associazioni benefiche o delle visite negli ospedali. Insomma, di tutto quello che, dati, e non pettegolezzi, alla mano, era realmente Michael Jackson.

No, niente di tutto questo. Si preferisce, eventualmente, parlare di tutto quello che Jackson non era. Certo, da che mondo è mondo, il bene e il meglio non fanno notizia, non aumentano la tiratura delle copie vendute o le visite ai siti Internet.

C’è un equivoco di fondo che avvolge le persone particolarmente ricche o famose agli occhi di una vasta fetta dell’opinione pubblica: quello che la ricchezza o la popolarità abbiano il potere di cancellare lo stesso status di esseri umani e che dunque per questi individui siano definitivamente banditi sentimenti, passioni, dolori, emozioni, comprese quelle che riescono a dare attraverso la propria opera.

Ci si preoccupa del loro conto in banca, pensando che sia la pietra miliare del loro sapersela cavare sempre e comunque, anche a fronte delle situazioni più drammatiche, come la morte o le malattie.

Figuriamoci poi quando si tratta di giustizia: per quella stessa fetta di persone Michael Jackson era colpevole, irrimediabilmente e irrevocabilmente colpevole dei reati di cui fu accusato in misura direttamente proporzionale agli zeri del suo patrimonio. Che importa poi se a suo carico venne imbastito – con gli esiti che conosciamo - uno dei processi più atroci a memoria d’uomo e soprattutto che importa se egli fu in grado di affrontare quella tragedia con dignità rara ed esemplare. Quello che più fa parlare è quel che importa: lo scandalo, l’infamia. O meglio, la calunnia.

Le accuse che furono rivolte a Jackson dovrebbero portare ciascuno di noi a riflettere, almeno una volta nella vita, di quanto sia tremendamente facile cadere in una trappola come quella che venne imbastita sei anni fa alle sue spalle. Di solito basta una dichiarazione a effetto.

“Tizio ha fatto questo”. “Credere”, “sapere” e “convincersi” si mescolano a questo punto pericolosamente: più l’accusa è pesante più rapidamente si confondono i confini tra l’esitazione e l’assenso assoluto. Un dettaglio, un passaggio, una presenza che fino a poco prima avevamo giudicato in maniera innocente o addirittura positiva improvvisamente diventano la prova lampante del reato, quella a cui ci appigliamo in modo inoppugnabile per dimostrare che le cose non possono essere andate in maniera assolutamente diversa rispetto al peggio che adesso proponiamo. Oltre la logica, oltre l’oggettività, talvolta oltre i nostri stessi sensi, forzati a imporsi per autosuggestione quello che sappiamo essere andato diversamente e che in questa forma fino a poco prima abbiamo sostenuto.

Ma queste cose, signori, non si sopravvive. Ed è per questo che un mese fa – al di là di quella che può essere stata o meno la causa accidentale – il mondo ha perso il grande perseguitato Michael Jackson, il cui unico scopo su questa terra è stato quello di donare felicità agli altri attraverso la propria musica e servirsi delle proprie favole e della propria generosità per restituire il sorriso a chi lo aveva perduto. Era questo il prezzo da pagare?


Melisanda Massei Autunnali
autrice, storica della popular music, responsabile del sito
www.lacanzoneitaliana.it
m.masseiautunnali@yahoo.it

 

le 19 août 2009

Swing beat (New jack swing)

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le 03 juillet 2009

25 June 'till 3 July

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Da tempo colleziono strappi di vario tipo nel mio personale cielo di carta. Sono le basi delle mie sensazioni e del mio spirito di attitudine. Quando reputerò che il numero sarà sufficiente chiuderò la raccolta; da allora essa sarà utilizzata ufficialmente nella costituzione dei momenti di riviviscenza. Quest'ultima non sarà fine a se stessa, esattamente come il cielo, la decisione di farne un'arte è nata più di 10 anni fa. Quale essa sia non è dato sapersi, né l'alone di inquietudine e incomprensione che mi circonda ha alcun scopo "commerciale".
Per il momento ogni aggiunta alla collezione reitera la stessa sensazione della prima volta. Sensazioni impegnative, a volte pesanti, si protraggono spesso di notte scombussolando i giorni seguenti: devo farci i conti e prendere i miei spazi: rigorosamente solitari e possibilmente non riscontrabili da nessuno.
Non mi è dato di spiegare nulla, a voce o convenzionalmente.




 

On and on and on it came
Again, and again, and again...
Take my name and just let me be



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le 02 juillet 2009

June 2009

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le 25 juin 2009

oggi, ultimo esame

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Gli anni dell'università hanno nomi maschili.
Il passeggio è sempre in atmosfera di qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato.
Tutto ciò che non credevo di potere avere è stato, effimero.
Avere il cuore impegnato non coincide con la sazietà della mente e non so se mai possa essermi viceversa.
Il cuore, quello sconosciuto, non è in grado di tenere aperte molte porte; ma la testa sì, è quella che chiede, richiede, vuole, esige. Il sussulto di quel cuore è sempre e solo innesco e quasi mai si fa scintilla.
La rete neuronale, luogo dall'aspetto familiare, che come certa famiglia non sempre si trova a proprio agio . I neuroni, questi conosciuti nati, cresciuti, quelli bruciati e quelli adottati, posseggono loro stessi un cuore che non mi è dato di conoscere. Una Venere in Gemelli parla per loro ed io mi limito ad emanare certa nebbia, un po' come Il nostro amore sarà color del fungo; preciso, artigianale, al riparo dalle inesattezze dell'arte.

Firenze, non fu mai una repubblica marinara”

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le 16 avril 2009

E'

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E' meglio strappare il bocciolo e non rispondere alla domanda “Perché l'hai fatto?”

Non segue Azione al pensiero, all'azione precede solo l'istinto.

L'istinto, quello costituito a base piramidale, esegesi di vita chissà quando vissuta, forse mai, forse la vita che si vorrebbe vivere.
Parole al vento che non costituiscono il Pensiero perché Il Pensiero è nell'aria e si fa aria, ed ogni stagione ha la sua aria.

Le stagioni sono cicli, cicli di arie.

Camminavo da bambina per una strada dove un'abitazione pareva offrirmi un bocciolo di rosa. L'unico dell'intero verde. Io lo strappai senza pensarci ed una voce dall'altra parte mi domandò: Perché l'hai fatto?

La risposta fu: non lo so. Ma avrei voluto rispondere: perché tu l'hai piantato.

Nessuno prima di allora aveva mai domandato il motivo di una mia azione, mi rimase tanto impresso che che nel futuro, in occasione di ferite da bocciolo strappato, fu una domanda che rivolsi a diverse persone.
E' così difficile rispondere al perché di un'azione già compiuta. E' difficile trovare spiegazioni per quelle menti mai sazie e mai precise, come la mia. Per esse le spiegazioni sono come un fazzoletto bianco caduto dal III piano in una giornata di sole. Si fa trasportare dall'aria instabile del pensiero e nessuno può prevedere dove cadrà, o se si incaglierà e chissà che altro vento arriverà a spostarlo. L'unica cosa è il candore di quel fazzoletto, che chiede pace.

le 09 avril 2009

(pas de sujets)

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Arrivederci

forse.

le 03 avril 2009

00,37

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Momenti dove non c'è soggetto, non c'è tempo. Ma si parla in uno spazio inghiottiti da un flusso. Di un substrato che non cambia e degli avvenimenti che vanno raccontati già successi, già ammaestrati, già finiti ma ancora tutti lì, in potenziale, tali ancora ci paiono.
Dove l'inquietudine di fondo viene dispiegata in un vino dolce, porpora, accanto a briciole di pane disposte a semicerchio. Prova non premeditata che mette di fronte all'unico imbarazzo che se entri guardando dritto davanti a te, senti un fischio che chiama. E allora meglio non entrare guardando dritto se rischi di perdere la visione dell'accorgimento della tua presenza. E' uno dei piaceri della vita.
Non trovo mani così grandi, né occhi così attraenti. Trovo ancora un volto che se mi guarda mi imbarazza ed è l'unico a saperlo fare. Vorrei capire perché, a volte. Ma non ci sarà mai risposta soddisfacente specie se essa è da sempre saputa. Ciò che è da sempre non sarà mai. Ma anche chiedersi Perché a volte può essere un piacere della vita.
Mi mancava quell'imbarazzo. Gli getterei addosso il vino che ho nel bicchiere, a quell'imbarazzo, lo tirerei dalla maglia e lo abbraccerei.
Niente di altro. Ed è una cosa che mi manca.
Mi manca non aver ballato con lui al buio una musica che non ci appartiene ma che racconta storie.
Storie valide per chiunque, una buona volta, senza soggetto e senza tempo.
Mi manca perché è l'unica cosa di cui non riesco a parlare, e non riesco ad avere.
Mi martella la testa giusto il tempo di correre in auto, forte, alzando  il volume per cercare di immaginarlo in qualche storia. Il tempo di arrivare a casa, lavarmi il viso e guardarmi allo specchio.
Il trucco scivola, e con lui mi chiedo cosa rimanga di te.

Riflesso d'Amore che sei da sempre, e non sarai mai.




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le 25 mars 2009

viaggiare

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le 16 mars 2009

prese

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...Eravamo in una stazione ferroviaria e il mio amante stava tornando a casa. Di fronte al mio, al nostro sgomento per quella nuova, struggente separazione, lui commosso mi disse: 'Dimmi resta, ma per sempre, e io resterò". Dopo un attimo di esitazione gli dissi 'Và, che perdi il treno'.




"A nessuno veramente amante dispiace l'amare"

Giordano Bruno
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